Quando ho sentito parlare della nuova serie Piedone – Uno sbirro a Napoli, ammetto che un brivido di inquietudine mi ha attraversato. Piedone è un’icona, una delle figure più amate del cinema italiano, e rinnovare il mito di Bud Spencer non è un’impresa facile. Eppure, come spesso accade nel cinema contemporaneo, il rischio può portare a risultati sorprendenti. La serie, con un cast solido, un’ambientazione vibrante e un mix di azione e umorismo tipico, è riuscita a trovare un equilibrio tra rispetto per il passato e voglia di rinnovamento.
Il regista Alessio Maria Federici ha fatto un ottimo lavoro nel mantenere intatto lo spirito della saga originaria, aggiornandola però con un linguaggio moderno e una narrazione capace di parlare anche al pubblico di oggi. In Piedone – Uno sbirro a Napoli, Salvatore Esposito veste i panni di Vincenzo Palmieri, un ispettore cresciuto all’ombra di Rizzo, il leggendario commissario interpretato da Bud Spencer. Ma qui non si tratta di sostituire l’originale; Palmieri è un personaggio che porta avanti una tradizione, ma con le sue proprie fragilità e contraddizioni.
L’eredità di Piedone è viva, ma viene attualizzata con intelligenza: Napoli non è più solo una semplice scenografia pittoresca, ma diventa una protagonista che vive e respira attraverso ogni scena. La città, con le sue bellezze e contraddizioni, accompagna la lotta di Palmieri per trovare un equilibrio tra il suo passato tumultuoso e il suo ruolo di poliziotto in un mondo che è cambiato. Ma Napoli, purtroppo, non è immune alle problematiche contemporanee: la malasanità, la diffusione di droghe sintetiche come il fentanyl, sono temi trattati con delicatezza ma anche con un realismo che non lascia indifferenti.
Un altro aspetto che mi ha colpito è la dinamica tra Palmieri e la commissaria Sonia Ascarelli, interpretata da Silvia D’Amico. I due personaggi incarnano visioni opposte: Palmieri è disordinato, istintivo, si affida alla strada per risolvere i casi; Ascarelli è metodica, legata alle procedure. La loro interazione, fatta di scontri e alleanze, è uno degli elementi più interessanti della serie. E a completare il trio c’è l’ispettore aggiunto Michele Noviello, interpretato da Fabio Balsamo, un personaggio che aggiunge leggerezza e spessore grazie alla sua passione per la storia medievale, un contrasto ben studiato che arricchisce il gruppo.
Federici ha curato anche i dialoghi e le dinamiche interne alla squadra, facendo sì che ogni personaggio, anche i secondari, avesse una voce ben definita. Questo approccio ha reso la serie più coinvolgente, dando la possibilità ai personaggi di evolversi e crescere nel corso delle quattro storie che compongono la serie. Ogni episodio potrebbe essere visto come un piccolo film, pur mantenendo una continuità narrativa che fa da sfondo alle indagini.
E poi c’è la fisicità di Palmieri. Esposito, che si fa carico di un’eredità pesante, riesce a interpretare un personaggio che non è solo un “sbirro”, ma anche un uomo concreto, radicato nel territorio. La sua passione per il wrestling, che si inserisce nel contesto della trama, non è un semplice espediente, ma un simbolo di come il personaggio utilizzi la forza fisica e l’intelligenza per risolvere le situazioni.
La scelta di mescolare l’azione da poliziesco con momenti di leggerezza e umorismo rende la serie ancora più godibile, trovando un perfetto equilibrio tra toni drammatici e quelli più leggeri. Non mancano i rimandi al passato, con citazioni più o meno esplicite alla figura diBud Spencer , ma queste non appesantiscono la trama, anzi la arricchiscono, come un omaggio a chi ha amato il vecchio Piedone.
Il risultato finale è una serie che sa come parlare al pubblico di oggi senza tradire completamente le origini. Napoli, come dicevo, è una protagonista viva, concreta, che rappresenta un microcosmo di un’Italia che affronta le sue sfide moderne con la stessa forza e passione di sempre. Non c’è nostalgia nel modo in cui la serie affronta la figura di Piedone, ma piuttosto una continuazione naturale, come se Palmieri fosse davvero l’erede di Rizzo.
Piedone – Uno sbirro a Napoli è riuscito là dove molti altri remake o rivisitazioni di icone del passato falliscono: non si limita a copiare la formula, ma la rielabora, la rende moderna e, soprattutto, le dà una dignità propria. Con un Salvatore Esposito in grande forma, una Napoli vibrante e un mix riuscito di azione, humor e denuncia sociale, la serie si presenta come un prodotto capace di attrarre tanto i vecchi fan quanto il pubblico più giovane. Un ritorno al mito, sì, ma con un passo fermo nel futuro.
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