La quarta stagione di Only Murders in the Building, la brillante commedia noir creata da Steve Martin e John Hoffman, segna un trionfante ritorno per i suoi protagonisti, Charles (Steve Martin), Oliver (Martin Short) e Mabel (Selena Gomez). Nonostante il rischio che la formula della serie possa perdere vigore con il passare delle stagioni, questa nuova annata ha dimostrato il contrario: è riuscita a superare le aspettative e a rinnovarsi con freschezza e originalità. Il mix tra umorismo tagliente, mistero intrigante e personaggi ricchi di sfumature ha conquistato ancora una volta il pubblico, regalando un’esperienza che mescola risate, suspense e riflessioni sul passare del tempo e sul mondo dello spettacolo.
La stagione si apre con un cliffhanger scioccante: Sazz Pataki (la controfigura di Charles) viene uccisa, lasciando il pubblico con il fiato sospeso. Gli eventi della terza stagione, infatti, avevano visto il misterioso omicidio di Sazz, ma questa volta la questione è ancora più complessa. La domanda che si pongono i nostri protagonisti è se la vittima designata fosse realmente Sazz o se, in realtà, Charles fosse nel mirino dell’assassino. La risoluzione di questo enigma porta il trio a Los Angeles, dove si trovano coinvolti in una produzione cinematografica basata sul loro podcast, una satira del mondo hollywoodiano che regala momenti di comicità pura.
L’interrogativo centrale di questa stagione è avvincente e tiene lo spettatore sulle spine. Chi ha ucciso Sazz e perché? E qual è la relazione con Charles? Il ritorno a New York e l’introduzione della Torre Ovest dell’Arconia come nuova location per il mistero non fanno che aggiungere un altro strato di interesse alla trama. I nuovi personaggi, come i residenti della parte meno agiata dell’Arconia, sono la chiave per scoprire segreti nascosti, e il contrasto tra le diverse classi sociali all’interno del palazzo arricchisce la narrazione.
La comicità e la critica sociale
Una delle forze di questa stagione è la sua abilità di navigare tra il comico e il drammatico senza mai perdere l’equilibrio. La serie si fa ancora una volta gioco di Hollywood, dipingendo un’immagine caricaturale e sarcastica dei produttori e delle star che cercano di adattare il podcast in un film. La presenza di attori come Meryl Streep, Eva Longoria, Zach Galifianakis ed Eugene Levy non è solo una mossa da star-studded cast, ma un colpo di genio. Longoria, Galifianakis e Levy interpretano le versioni cinematografiche di Charles, Oliver e Mabel, con esiti esilaranti e allo stesso tempo pungenti. Le loro performance sono esagerate e sarcastiche, ridicolizzando le fissazioni da divo di Hollywood e le manie di grandezza che affliggono chi cerca la fama a ogni costo.
Non è solo la critica all’industria cinematografica che emerge, però. La serie, pur rimanendo una commedia brillante, affonda le radici in tematiche più profonde. La ricerca di sé di Mabel, il rifiuto di Charles e Oliver di arrendersi al passare del tempo, e la fragilità nascosta sotto il loro atteggiamento esuberante sono esplorati con un tono che passa facilmente dal comico al commovente. La quarta stagione si arricchisce di un’umanità che raramente si trova in un contesto così cinico come quello di Only Murders in the Building. Ogni personaggio viene mostrato nei suoi momenti più vulnerabili, il che aggiunge un sapore agrodolce alla stagione, e permette al pubblico di empatizzare con loro, anche quando le situazioni diventano assurde o surreali.
La regia audace e la narrazione innovativa
Un altro elemento che distingue questa stagione è la direzione artistica. La regia di Only Murders in the Building diventa più coraggiosa, con scelte stilistiche che vanno oltre la semplice narrazione lineare. Un episodio particolarmente audace in stile “found footage” sorprende per la sua originalità e per la capacità di giocare con il concetto di verità e finzione. La capacità della serie di sperimentare con la forma, senza mai perdere il suo ritmo brillante, è una delle sue caratteristiche distintive.
Inoltre, la sceneggiatura si arricchisce di dialoghi taglienti, piena di battute veloci che ricordano il miglior Woody Allen, sempre precise nel ritratto dei personaggi e nel loro interagire con l’ambiente circostante. Le dinamiche tra i protagonisti, intrise di ironia e complicità, restano il cuore pulsante della serie, e nonostante l’intreccio più complesso e serio rispetto alle stagioni precedenti, l’umorismo rimane il motore che guida la narrazione.
Il cast e le nuove entrate
Il cast principale, con Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez, continua a brillare. La chimica tra i tre è innegabile e, nonostante la lunga carriera di Martin e Short, è impressionante vedere come riescano a infondere freschezza nei loro personaggi. Selena Gomez, nel ruolo di Mabel, conferma di essere la vera rivelazione della serie: il suo personaggio è la più grande evoluzione della trama, passando da semplice investigatrice amatoriale a un’icona della generazione Millennial, una figura tanto cinica quanto sensibile.
Le guest star sono impeccabili, con una menzione speciale per Meryl Streep, che dona alla sua Loretta una svampita e affascinante energia, riuscendo a risultare divertente ma mai banale. La presenza di attori come Kumail Nanjiani, Richard Kind e Melissa McCarthy è un altro tassello che arricchisce ulteriormente il panorama di Only Murders in the Building, rendendo ogni episodio una sorpresa.
La quarta stagione di Only Murders in the Building è un successo su tutti i fronti. Non solo riesce a tenere alta la tensione del mistero, ma approfondisce anche la psicologia dei suoi protagonisti, portandoli a confrontarsi con le proprie fragilità e con il passare del tempo. Il bilanciamento tra comedia e dramma, le brillanti performance del cast e la regia audace rendono questa stagione una delle migliori della serie. Con un finale sorprendente, che chiude il cerchio con eleganza, Only Murders in the Building si conferma come una delle serie più originali e divertenti degli ultimi anni, capace di far riflettere e far ridere allo stesso tempo. La magia del podcast, del mistero e della vita all’Arconia non è mai stata così viva.
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