Inoltrandosi nella splendida cittadina umbra di Narni, tra i numerosi punti di interessi storici (e fantastici) non si può non visitare la sezione archeologica del Museo di Palazzo Eroli. Questo istituto offre ai propri ospiti diverrsi reperti provenienti dal passato, tra cui le zanne di un Elephas Antiqus e alcuni oggetti provenienti dall’Egitto. Questi manufatti, che al primo sguardo sembrerebbero incongruenti con il luogo ove sono espositi, sono stati donati al Comune di Narni da Edoardo Martinori, uno studioso che li aveva ritrovati nella necropoli di Edfu sulle rive del Nilo all’inizio del Novecento.
Tra questi reperti si trova anche la mummia di una giovane ragazza nubiana vissuta tra il II e il I secolo a.C., la quale, secondo Vittorio Sgarbi, potrebbe essere stata l’ispirazione per il personaggio di Aida nell’opera di Verdi. I resti della ragazza sono custoditi in un sarcofago ligneo decorato che apparteneva a Ramose, un sacerdote del tempio di Horo ad Edfu, scoperto dall’archeologo Auguste Mariette nella metà dell’Ottocento.
La storia di questa giovane donna egizia è stata oggetto di interesse e dibattito.
A lei è stato dedicatto fumetto intitolato “Aida nel sarcofago di Ramose” basato sugli studi scientifici condotti dall’egittologa Edda Bresciani. Inoltre, il programma televisivo Rai “Voyager”, condotto da Roberto Giacobbo, ha prodotto una puntata proprio dedicata alla ricerca delle vere origini di questa insolita mummia. Come e perché il corpo della giovane donna nubiana è finito nel sarcofago del sacerdote egiziano rimangono domande senza risposta. È possibile che ci sia qualche legame tra il nome di Ramose e quello di Radamès, il capitano delle Guardie protagonista dell’opera di Verdi, ma al momento non ci sono prove concrete per confermare o smentire tale teoria.